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Il mio primo intervento da Segretario provinciale

L’intervento al Congresso provinciale del 4 dicembre scorso.

Grazie Presidente,

Gentili ospiti, Cari amici,

Prima di tutto grazie per aver reso possibile questo importante evento. In un momento politico quale quello che stiamo vivendo dove i più grandi partiti si infrangono nella caccia al nemico interno, noi oggi siamo esempio di confronto e democrazia.

La nostra provincia sta vivendo un momento particolarmente difficile. La crisi oltre ad esser economica è anche valoriale. Si è rotta una trama, quella trama culturale e sociale che teneva legate le generazioni fra loro. La mia generazione si sta confrontando con un mondo del lavoro particolarmente diverso rispetto al passato. Precarietà e disoccupazione sono un male anche della nostra provincia, nonostante tanti piccoli e medi imprenditori si siano indebitati pur di non chiudere i battenti. Il loro è uno spirito eroico.

Ci fa ben sperare l’oro che spinge nel segno positivo il saldo commerciale verso l’estero della provincia. E’ un tiepido segnale ma importante.

Per fortuna ci sono le famiglie ed i loro risparmi, sono state un fortino in cui rifugiarsi dalla crisi, il principale ammortizzatore sociale. Non possiamo non ripartire dalla famiglia, sin dalla gestione degli enti locali per concepire un nuovo modello di società e comunità.

Occorre avere rispetto di quelle famiglie, che, nel dimezzamento del valore reale degli stipendi, con dignità, non chiedendo nulla a nessuno, tirano avanti.

C’è anche un’altra realtà troppo spesso dimenticata: è quella dei volontari, di coloro che gratuitamente fanno ciò che lo Stato non può più fare. Scommettiamo sulla sussidiarietà.

Questo è stato definito il decennio perduto delle grandi opere in cui solo il 10% delle infrastrutture annunciate nel 2000 da Berlusconi è stato realizzato.

Del resto, l’intervento di Tremonti nel triennio 2009-2011 ha ridotto del 34% le risorse per le nuove infrastrutture (il livello più basso degli ultimi 20 anni) trasformando l’Italia anche nel Paese dei cantieri fermi.

Mario Monti, nel suo discorso programmatico nell’insediamento del nuovo Governo, è stato molto chiaro: non ci sarà alcun Salvatore della patria, tutti noi dovremo dare il nostro contributo e le imprese dovranno ancora di più diventare parte attiva della svolta economica. Dal lato della spesa, quindi, un impulso all’attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture, ossia tramite il project financing.

Ma cosa può fare la politica anche a livello locale? Può non essere demagogica e dire, ad esempio, che per vedere completata la “Due Mari” siamo disponibili a valutare l’ipotesi del project finincing e quindi del pedaggio, salvaguardando i residenti.

Ma non di solo strade asfaltate dovrà vivere la comunicazione del nostro futuro, non è sostenibile. Libé ha parlato giustamente di banda larga. Vado oltre, penso quindi alle ferrovie a cui l’Italia dovrebbe puntare ben oltre l’alta velocità. Sta avvenendo però l’esatto opposto con il rischio che alla moderna rete dell’alta velocità manchi la linfa del trasporto regionale, di mese in mese ridimensionato.

Arezzo gode di una sola coppia di Eurostar e, progressivamente, si è vista tagliare anche gli intercity. Intercity e regionali hanno aumentato il proprio tempo di percorrenza sulla tratta Roma-Firenze, dovendo progressivamente abbandonare la linea ad alta velocità.

Subiamo scelte nazionali, ma Arezzo oggi è periferia, adoperiamoci per trovare le soluzioni… stazione sulla direttissima, verifichiamo!

Dobbiamo essere sinceri: Fra i principali attori della crisi c’è la politica, ma non tutta la politica, quella che ha usato le istituzioni per creare attorno a se un consenso legato al bisogno, alla gestione del potere e al guadagno facile.

La politica è oggi chiamata a motivare ogni decisione. Che senso ha sostituire l’Ente Irriguo Umbro Toscano con l’Ente Acque Umbro Toscana quando nei fatti non cambia nulla: direttore e cda, la struttura ed i costi sono gli stessi! Dove è la lotta agli sprechi (se ce ne fossero) di cui in precedenza ci si è riempiti la bocca?

Veniamo al rapporto con il territorio, scomparso l’alibi del Ministero lontano che fa e disfa a nostra insaputa, è lecito chiedersi se aumenterà il grado di confronto dei componenti del’Ente con il territorio. Occorre però farsi anche altre domande. Perché la Toscana è apparsa disinteressata a cospetto dell’Umbria, quando i cittadini della Valtiberina devono ancora ricevere legittime risposte sulla sicurezza dell’impianto di Montedoglio? C’è una cittadinanza che ha messo a disposizione il proprio territorio, che ne subisce i rischi (a proposito, ancora non si è fatta chiarezza sull’incidente del dicembre scorso), che avrebbe pure il diritto di farsi pagare adeguatamente per lo sfruttamento del suo “pozzo di petrolio”, a questa cittadinanza la politica deve rispetto: non ci devono essere favoritismi senno’ si perde il senso stesso della politica.

Questi sono alcuni flash sullo stato della nostra provincia e sul grado di salute della politica locale. Flash non slogan, perché ho l’onore di prendere la parola in un contesto che andando, anche controcorrente, non ha mai smesso di approfondire, studiare, discutere, i vari convegni dell’UDC aretina lo dimostrano. Ad Arezzo non ci si è mai chiusi nelle segrete stanze.

2 dicembre 2006 (5 anni fa), l’UDC disertò Piazza San Giovanni, seppure non fossimo tutti pienamente convinti e qualche nostra bandiera sfilò pure per Roma. Avevamo però chiuso con una politica urlata, con la contrapposizione di chi è strenuamente a favore o contro a priori. Poi le elezioni del 2008, la nostra battaglia per continuare ad esistere con l’orgoglio di chi non ha un prezzo.

Il sistema Italia così non poteva andare avanti, lo dicevamo, allo stadio è bello passarci la Domenica ma non si può trasformare l’Italia in uno stadio, c’è voluto del tempo ma i fatti ci hanno dato ragione.

Nel mezzo però c’è stato un periodo difficile in cui questo partito ha lottato per la sopravvivenza, in cui chi aderiva alla nostra lista alle amministrative accantonava la giusta ambizione di essere eletto per difendere la storia e l’onore dello scudo crociato e del nostro patrimonio politico. Voglio ricordare quello che è l’emblema di questo periodo: l’esempio degli amici di Castelfranco di Sopra.

Questo Partito è sopravvissuto per il suo passato ma soprattutto per la sua classe dirigente che non ha imboccato la via più facile, ed oggi ne costituisce il biglietto da visita per il futuro.

Il rigore etico e la rettitudine morale dimostrata, ancor prima di una indubbia capacità di gestione del partito nel rispetto delle realtà locali, è ciò che mi porta a ringraziare Siro Bisi, Luigi Scatizzi, Lorenzo Zirri e gli altri amici che con loro hanno gestito il partito a livello provinciale. Grazie sincero a voi tutti, perché voi, persone integerrime, consegnate al congresso un partito in salute che ha le carte in regola per guardare lontano.

Sulla nostra linea politica sarò estremamente chiaro:

abbiamo da far crescere l’Unione di Centro, irrobustire il partito, continuare nel percorso della responsabilità. Vogliamo rappresentare tutti i moderati. Siamo partito fondativo del Partito Popolare Europeo, siamo popolari per davvero.

Investiamo nel Terzo Polo perché è il proseguimento naturale del percorso avviato nel 2008. Il valore del Terzo Polo va oltre i nomi dei leader, è la volontà di ammodernare l’Italia, di cogliere ed affrontare nuove sfide, di mettersi in discussione. Ha ragione Lorenzo Zirri, è finita l’epoca del “con chi” ed è iniziata quella del “per che cosa”. Quando qualcuno ci chiederà di allearci, dovrà spiegarcene i motivi.

Il nuovo Comitato Provinciale dovrà governare una nuova fase che ci può vedere protagonisti. La sfida è una e una sola: essere riferimento nella società, contribuire a determinare le soluzioni per assicurare a tutti un futuro sostenibile di prosperità.

Per vincere questa sfida occorrerà uno sforzo corale a cui sono chiamati a rispondere per primi i componenti del comitato provinciale, prometto ampia partecipazione e trasparenza, ma chiedo in cambio impegno e rigore. Il Comitato, i dipartimenti, non dovranno costituire dei titoli da esibire ma un valido supporto all’attività dei nostri riferimenti comunali, un legame con ogni nostro iscritto, i nostri simpatizzanti.

Sarò inflessibile, chiederò di depennare da Comitato chi lo snobberà ripetutamente.

Molti di voi mi hanno conosciuto attraverso la newsletter, strumento utile ed economico per rimanere in contatto, il web è utile (è un luogo sì virtuale, ma dove dialogano persone in carne ed ossa), ma per essere credibili dobbiamo essere fisicamente fra la gente. Rimettiamo in moto le sezioni, i punti di riferimento servono eccome.

Impegno, è ciò che prometto e chiedo. Sarò sempre disponibile nei confronti di chi dimostrerà buona volontà, stopperò le azioni individuali.

Mi rivolgo quindi al Partito nazionale e all’on. Mauro Libé che qui lo rappresenta: il partito di Arezzo sarà un pungolo, ci faremo sentire.

Capiamoci, abbiamo un partito che in Parlamento propone e si mette in evidenza che si dà da fare, anche se il “pastone” del Tg1 non ce ne dà merito. L’UDC ha proposto una riforma delle pensioni quando per altri era tabù (come se non ci fosse in gioco il futuro della mia generazione); è stata attenta sull’ambiente e sull’agricoltura (netta contro i furbetti delle quote latte e i loro protettori); si è spesa per i disabili; è stata equilibrata sulla giustizia; sensibile nei confronti del grido di dolore degli Enti Locali; ha parlato di liberalizzazioni; dice chiaramente che le province devono essere abolite.

L’UDC ha dimostrato di non essere arroccata nella difesa della casta. Molto bene sui vitalizi, occorre continuare in questa direzione perché per chiedere i sacrifici e per sentirsi rispondere “è giusto!” occorre che la politica, per prima, dia l’esempio (e che magari faccia in modo che le buonuscite alla Guarguaglini non si ripetano).

Chiediamo però al partito nazionale di dare continuità a due azioni.

La prima: La politica per tanti anni da Prodi a Berlusconi ha rinviato le decisioni. Ora la manovra sarà impegnativa, rischiamo che i 50enni siano i nuovi indignati. Siate equi, non paghino sempre gli stessi. Ricordiamoci della famiglia.

Chi ha di più deve dare di più. Equità e siate morigerati.

La seconda: ci è negata la possibilità di scegliere i nostri rappresentanti, a noi toscani anche a livello regionale. La priorità è l’economia, ma restituite agli italiani la possibilità di scegliervi, sarà più appagante anche per voi fare politica. Noi vogliamo le preferenze, trovate il modo di farci tornare a scegliere.

Oggi affermiamo un partito aretino che vuole essere protagonista in Toscana; una regione che oggi è più unita e più solidale fra i territori, affinché il congresso regionale sia un momento per unire e non per dividere. La sfida è troppo esaltante per perderci in rendite di posizione.

Sono chiamato a guidare il Partito che sento mio, in cui ho la fortuna di militare da sempre, che insieme a tutti coloro che ci credono davvero voglio migliorare.

In occasione delle elezioni del 2004, quando iniziai la mia militanza, andai da Cortona a Monte San Savino, da Cavriglia a San Giustino Valdarno a distribuire il materiale elettorale, allora conobbi molti dei presenti. Oggi non sono uno spot e tantomeno questo congresso vuole esserlo. Occorre fare comunità politica, essere uniti nella condivisione del nostro progetto.

Può nascere dal centro l’Italia di domani, a noi renderlo possibile.

Ricordiamo sempre di questo:

La politica è servizio e non qualcosa di cui servirsene.

Gianluca Enzo Buono

Segretario Provinciale UDC Arezzo

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