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Casini: il
voto utile è all'Udc
di Claudio Rizza e Claudia Terracina
ROMA (12 aprile) - «Sento qualcosa di impalpabile. Credo che questa
non sarà la prima campagna elettorale di una nuova fase, ma l’ultima
di questa pseudo seconda Repubblica. Non c’è nessun entusiasmo,
anche negli elettori dei cosiddetti partiti maggiori. Berlusconi ha
esaurito la sua spinta propulsiva, per questo noi dell’Udc possiamo
attingere da quell’elettorato e realizzare un’impresa che in
condizioni normali sarebbe stata impossibile»... Pier Ferdinando
Casini sferra l’ultimo attacco a ”Veltrusconi”, mentre si chiude la
campagna elettorale.
Presidente Casini, Berlusconi ha chiamato in causa le
istituzioni, Quirinale compreso. Cosa accadrà dopo il voto?
«Queste cose non capitano a caso. Sono il frutto di scelte politiche
fatte a freddo, ciniche: l’aver tagliato fuori l’Udc, non per una
questione personale contro di me, ha di fatto reso la Lega
determinante. Poichè manca la componente moderata, il centrodestra
s’è trasformato in una destra populista. Non ha nulla a che fare con
il Partito popolare. La concezione proprietaria che anima il Pdl è
peggio di quella che animò Forza Italia agli albori, perchè almeno
lì c’era uno stato di necessità. Chi sceglie Berlusconi sappia che
vota uno e prende due».
Intende Bossi?
«Assolutamente sì. E’ una cosa che già avvertono tutti, non solo a
Roma, ma persino in Veneto e Lombardia, visto che Bossi pretende già
le presidenze delle giunte di quelle regioni. La ”golden share” del
Pdl è stata data alla Lega, chi sceglie il Cavaliere, in caso di
vittoria, consegna a Bossi il futuro del Paese».
Allora il voto utile qual è, secondo lei?
«Il voto al centro moderato, perché è anche un antidoto al
leghismo».
Berlusconi dice di avere sondaggi che danno la Destra fuori dal
Parlamento e l’Udc fuori dal Senato.
«Berlusconi commette un doppio reato. Cita sondaggi quando la legge
lo vieta e in più li cita falsi. Chi si candida per governare il
Paese deve innanzitutto rispettarne le leggi e dire la verità. E noi
saremo determinanti in Senato, a partire dal Lazio».
E lo scontro istituzionale?
«Continuerà anche dopo il voto. Nessuno aveva ancora coinvolto il
Capo dello Stato tirandolo per i capelli».
Cosa è stato, un avvertimento di Berlusconi per ottenere
l’incarico da Napolitano anche se non dovesse avere la maggioranza
in tutte e due le Camere?
«Io gli darei l’incarico anche se non avesse la maggioranza al
Senato. Ma il problema viene dopo, e riguarda chi gli farà fare il
governo. Io no di certo. Se poi Veltroni lo vorrà aiutare, si
accomodi».
Si va allora verso un premier ”terzo”? Lei pensa di avere chance?
«Non mi tiro certo indietro rispetto alle scelte del Capo dello
Stato, le rispetto. Noi lavoriamo per essere determinanti e un
eventuale pareggio ci consentirebbe di esserlo. Nell’ipotesi di una
larga coalizione non ci tireremmo indietro, anche perché sia che
vinca Berlusconi o che vinca Veltroni sarà comunque un grande buco
nell’acqua e le speranze si trasformeranno in frustrazioni».
Se invece uno dei due avrà una maggioranza certa?
«Ci siederemo tranquillamente in Parlamento e daremo il nostro
contributo con grande senso di responsabilità».
Un’opposizione di buonsenso?
«Ovviamente spero di essere al governo, determinante. Diciamo che l’Udc
non avrà atteggiamenti sfascisti. La nostra sarebbe un’opposizione
alla La Malfa, di contenuti, costruttiva per il Paese, mai
un’opposizione ideologica».
Perché Fini si è allineato a Berlusconi?
«Mi pare chiaro, per opportunismo. Fa capire quale sia la sua
ossessione: essere intruppato con il vincente».
Per ereditare la ditta?
«Fini non è sciocco, sa benissimo che l’ultimo a cui Silvio lascerà
lo scettro è lui. La sua scelta è più contingente, è figlia della
voglia di An di non contarsi, aveva paura di farlo rispetto a
Storace».
Che ruolo svolgerà An per moderare la Lega?
«Ormai An è del tutto irrilevante».
Berlusconi ha lasciato aperte le porte all’Udc, mentre il Pd
utilizza la ”golden share” della Lega per lanciarvi messaggi. E’
tentato da queste due sirene?
«Assolutamente no. Siamo alternativi al Pd anche sul piano dei
contenuti. Per quanto riguarda Berlusconi, ci ha aperto le porte
dopo aver spiegato che non ci deve votare nessuno. E’ insultante e
inaffidabile. Sta invecchiando, di solito si invecchia con la
saggezza, invece lui invecchia nell’inaffidabilità. Ne prendiamo
atto, ci è simpatico come prima, ma è sempre un adorabile
imbroglione».
Che pensa dei due grandi partiti, Pd e Pdl, appena nati?
«Che hanno incorporato le contraddizioni di un bipolarismo malato. I
due grandi partiti sono due grandi finzioni. Io addirittura,
riguardo al Pdl, francamente non so neanche se dopo il voto ci sarà
ancora il Partito delle libertà. Probabilmente, tra qualche mese, si
dirà che è stato l’ennesima pubblicità di Berlusconi. Fini avrà
fatto la furbata di non contarsi. Il Pdl durerà lo spazio di un
mattino».
Qual è il messaggio che manda ai cattolici?
«Il fatto è che sia il Pd che il Pdl mettono i temi eticamente
sensibili fuori dalla campagna elettorale perché li imbarazzano.
Come fanno ad andare d’accordo la Prestigiacomo e Fini da un lato,
Pisanu e Bondi dall’altro? Come farà la Bonino a intendersi con la
Binetti? Per noi invece bisogna parlare della vita, della morte,
dell’eutanasia, perché sono argomenti che riguardano le persone, le
famiglie, i bambini. Sono temi di coscienza, è vero, ma su questi
noi votiamo in Parlamento».
Pochi giorni fa Berlusconi ha dichiarato che il cardinale Ruini
sa bene quale sia il voto utile.
«Secondo Berlusconi è solo quello per lui. Ma è un suo problema.
Oggi il mondo cattolico ha una pluralità di opzioni, non c’è più
l’unità politica dei cattolici. Per quanto riguarda Ruini, la
differenza è che se Berlusconi lo incontra due volte lo dice a
tutti, se io lo vedo dieci volte non lo dico a nessuno».
Dopo il voto riprenderete il dialogo sulle riforme?
«Credo che non siano la priorità per gli italiani che non arrivano
alla fine del mese. Comunque, noi proponiamo un’Assemblea
costituente da votare insieme alle Europee».
Ritiene che le vostre proposte siano state individuate dagli
elettori?
«Metto in luce tre cose. Primo, ci siamo sottratti al festival delle
promesse, la gente ha capito che abbiamo parlato il linguaggio del
dovere, della responsabilità, del merito, dell’autorità. Secondo,
abbiamo posto con forza il tema dell’identità cristiana dell’Italia,
che è anche il tema della connessione tra l’Occidente e la difesa
dell’identità cristiana. Cose che vanno oltre l’essere credenti o
non credenti».
Il terzo punto?
«La modernizzazione dell’Italia. Il nucleare, i rigassificatori, le
opere pubbliche, tutte questioni che abbiamo posto prima degli
altri».
Cosa intende per responsabilità e merito?
«Il punto è: perché in Italia non si fanno certe cose? Perché il
Comune X non decide di fare il rigassificatore? Perché c’è un
processo di deresponsabilizzazione che fa sì che nessuno si assuma
l’onere di scelte impopolari. Perché Berlusconi non ha affrontato il
tema Alitalia quando era al governo? In quei 5 anni l’Alitalia ha
perso miliardi, e non perché c’era un cattivo management, come ha
detto lui. Ma perché subiva oneri impropri su Malpensa. E Berlusconi,
che era ed è al laccio della Lega, non poteva e non potrà porre il
problema».
Il merito è un problema ineludibile per scuola, università e
ricerca?
«Bisogna rompere con la vecchia cultura post-sessantottina. Oggi i
laureati non hanno nulla in mano, non possono entrare nel mondo del
lavoro perché i titoli sono svalutati. Per questo, bisogna rivedere
i criteri di accesso alle facoltà e anche la moltiplicazione delle
università e la metodologia per selezionare i docenti, come il
Messaggero ha segnato più volte con le sue inchieste. Bisogna stare
attenti: se tutti si iscrivono a Scienze politiche o Sociologia, si
creano solo fabbriche di disoccupati».
Che fare sul nucleare?
«Proponiamo di insediare una commissione tecnica, non politica, che
studi le modalità per ripartire con la ricerca del nucleare di terza
generazione. E le centrali si devono fare anche in Italia, non solo
in Albania. Ci sono già i siti per i depositi radioattivi, come
Scanzano».
Sull’immigrazione e la sicurezza le ricette sono le più svariate.
Voi cosa proponete?
«Siamo per favorire l’arrivo di una immigrazione qualificata, come
fanno in Germania e in Inghilterra. La nostra è di basso livello
qualitativo, purtroppo. Ma dobbiamo garantire la massima accoglienza
agli immigrati regolari che lavorano, mentre serve il pungo duro con
i clandestini. Per i primi proponiamo il voto amministrativo dopo 5
anni e anche la cittadinanza a patto che conoscano bene la lingua e
le nostre tradizioni. E bisogna mettere la polizia nelle condizioni
di avere i mezzi per contrastare la criminalità e avere pratiche di
respingimenti efficaci. Fondamentale è riaprire i Centri di
permanenza temporanea, come dicono anche Berlusconi e Fini, e come
chiede l’Europa».
E la droga?
«La nostra linea è durissima, la tolleranza zero. Favorevoli a che i
Nas controllino le scuole. E ad un giro di vite contro chi guida
ubriaco e sotto effetto di stupefacenti».
Parliamo di Roma. Che ne dice della polemica di Berlusconi con Totti
che tifa per
Rutelli sindaco?
«Per me ogni calciatore può dire quello che vuole, se Totti vota
Rutelli avrà i suoi motivi. Berlusconi ci ha abituato che nello
spazio di qualche ora dice tutto e il contrario di tutto. Il suo
problema è che se il capitano della Roma avesse votato per lui,
sarebbe stato il più grande genio della terra».
Se Rutelli e Alemanno andassero al ballottaggio, che farà l’Udc?
«Indiremo un referendum tra i nostri iscritti ed elettori che
decideranno quale strada prendere. Personalmente non ho pregiudizi,
ma nemmeno preferenze. Devo però dire che sull’ex sindaco Veltroni
do un giudizio negativo: poca sostanza, troppi salotti e tappeti
rossi».
Quali sarebbero i primi tre provvedimenti che prenderebbe a
palazzo Chigi?
«Le riduzioni fiscali per le famiglie. L’abolizione delle Province,
anzi su questo sfido Berlusconi e Veltroni ad essere coerenti con
quanto hanno promesso. Aspetterò il secondo Consiglio dei ministri,
poi comincerò a martellare, chiedendo il rispetto degli impegni.
Terzo, l’accelerazione sul nucleare». |