Corriere della Sera

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Sette giorni Il leader dell’Udc stretto nella morsa tra premier e Pd. Il nervosismo dei suoi e lo spettro delle Europee

Casini in trincea per non sparire nell’«Italiaset» di Silvio

L’ex presidente della Camera ai fedelissimi: mi ha liquidato, come Formigoni, Pisanu e Pera Vuol stare solo al comando

 

L’abbraccio di ieri tra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini non inganni, il leader dei centristi sa e dice che «Silvio vuole cancellarmi. Ci ha già provato alle elezioni e ora vuole riprovarci politicamente». D’altronde è evidente quale differenza passi tra l’incontro casuale dei due ex alleati alla festa della Polizia, e il colloquio ufficiale del premier con Veltroni a palazzo Chigi, tra i sorrisi frettolosi scambiati da Casini e Berlusconi a piazza del Popolo, e il faccia a faccia di mezz’ora tra il capo del governo e il segretario del Pd. Quella stretta di mano è una morsa che soffoca il leader dei centristi e lo imbriglia, perché il Cavaliere sta usando l’arma del dialogo che l’Udc pensava di avere in dotazione.

Al momento non c’è spazio per Casini nel nuovo gioco, nella nuova «Italiaset », come l’ha ribattezzata: una Mediaset a grandezza Paese che Berlusconi è riuscito a costruirsi con il voto. «Ha più potere di De Gasperi, e fa bene ad aprire a Veltroni, a cercare di tenere il Pd ipnotizzato. Perché dovrebbe rinunciare a fare strike?». L’aveva avvertito Arnaldo Forlani, suo vecchio mentore, che si sarebbe «cacciato nei guai». «Entra nel Pdl», gli disse l’ex segretario della Dc prima delle elezioni: «Entraci e poi ti giocherai la tua partita». «Non è come ai tempi della Dc, la politica è cambiata. Silvio ci vuole inghiottire », rispose Casini. «Tu cerca comunque un accordo». «È lui che non lo vuole». Ora Forlani osserva i pezzi disposti sulla scacchiera, la testa fra le mani: «È una posizione difficile», ha sospirato mentre pensava a come uscire dallo scacco. E il figlio Alessandro, candidato senza fortuna al Senato, sostiene che «ci vorrà un po’ di tempo, ma con un pizzico di umiltà andranno cercate le condizioni per tornare a dialogare con il Pdl».

Proprio quel che pensa Buttiglione. In realtà Casini è deciso a tener fermi i pezzi che gli sono rimasti, e a fronte dei timori altrui non esterna le ansie che lo attraversano, e di cui c’è traccia nei ritrovati colloqui con Follini. Anzi, per dar prova della sua calma, racconta sempre la storia di una «famosa riunione dei dorotei a piazza Cardelli. Allora, a Flaminio Piccoli che s’era agitato contro di lui, Emilio Colombo, che era a capo del governo, rispose così: "Quanto a te Flaminio, se posso darti un consiglio, calma, calma, calma". Poi prese le sue carte e se ne andò». Il fatto è che quella era la Dc, e il potere non passava mai di mano. L’Udc invece deve far i conti con il potere berlusconiano, deve oggi sperare nella benevolenza del Pd—per esempio—per conquistarsi un posto nel prossimo cda della Rai, dove era stata finora determinante negli equilibri tra maggioranza e opposizione. Sono finiti i tempi in cui il Cavaliere rincorreva il centrista Staderini per non aver problemi a viale Mazzini.

Intanto sullo sfondo appaiono minacciose le elezioni europee, l’ostacolo — forse decisivo — da superare con uno sbarramento. Perciò il sorriso del premier ieri non ha tratto in inganno Casini, nemmeno quando si è sentito dire: «Auguri per la nascita di tuo figlio, Pier. Scusami, non te li avevo ancora fatti». «Meno male. Tra un po’ Francesco sarà quasi maggiorenne». Il dialogo misura una distanza che sembra incolmabile. «In fondo—ha spiegato il capo dei centristi in una riunione— Silvio è stato coerente. Voleva liquidare me, ma lo ha fatto anche con i Formigoni, con i Pisanu, con lo stesso Pera. Si è scelto la Lega come alleato preferenziale e gli altri li ha confinati a far tappezzeria. Paradossalmente però, il successo lo mette a nudo davanti agli italiani. Vedremo se riuscirà a risolvere i problemi del Paese».

Ecco la scommessa di Casini, perciò ritiene ancora valido il motto che confidò a un esponente della Margherita alla vigilia delle urne: «Primum vivere». Il resto si vedrà, «perché è vero che il momento è difficile e complicato — ammette Cuffaro— ma bisogna resistere. Di qui a un anno può succedere qualcosa. Il mondo cattolico che sta nel Pdl vive malissimo l’emarginazione, e pezzi della Margherita delusi dal Pd stanno venendo con noi. Certo, lo so, per me è più facile, visto che in Sicilia sto al governo». Appunto. Cuffaro è l’immagine emblematica della condizione in cui versa l’Udc, partito di centro che vive e regna sul territorio insieme al Pdl. Non a caso i veneti hanno stretto una nuova intesa con Galan. Casini si rincuora sostenendo che «in molte Regioni noi siamo determinanti», e che in Veneto l’accordo è funzionale al Governatore per porre «un argine alla Lega». Epperò quell’argine a sua volta ne alza un altro: per i centristi è impossibile aprire varchi per un’alleanza con il Pd. Un punto su cui Casini è stato chiaro con D’Alema. «Noi —assicura—non cederemo al loro corteggiamento e staremo fuori dalle loro beghe interne». Ma allora quale sentiero imboccherà colui il quale tentò di detronizzare il Cavaliere? In «Italiaset» non c’è posto per lui. Berlusconi lo anticipò a un ex dirigente centrista, subito dopo la storica rottura. «Porta questo biglietto a Pier». Sul foglio c’era scritto: «Io non mollerò MAI».

Francesco Verderami