INTERVENTO DEL
PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI CONTRO LA FIDUCIA AL GOVERNO SUL
DECRETO ANTI CRISI
15 GENNAIO 2009
Signor Presidente, avevamo capito dal Ministro Vito che la questione
di fiducia veniva posta per il grande rispetto per il Parlamento.
Debbo dire che è un rispetto veramente notevole se in questo
momento, mentre gli italiani ascoltano il dibattito e lo guardano
alla televisione, per il Governo non c'è nessun Ministro al banco
del Governo. Ciò è francamente imbarazzante, non per noi ma per il
Governo che dovrebbe rispettare non solo noi e gli italiani, ma
anche un po' le istituzioni e dovrebbe essere presente almeno con il
Ministro delegato alla manovra economica che dovrebbe essere la più
importante (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro,
Partito Democratico e Italia dei Valori).
Questa mattina ho pensato a tante cose che si potrebbero dire,
naturalmente iniziando da quelle che in questi giorni leggiamo sui
giornali e viviamo in Parlamento: il contentino alla Lega Nord
Padania per l'emendamento su Malpensa e quello a Roma per il comune
di Roma, la tassa di soggiorno che c'è o non c'è (questo è un
mistero che non abbiamo ancora capito).
È fin troppo chiaro agli italiani che la litigiosità nella
maggioranza si acuisce ogni giorno di più. È chiaro anche al
Presidente del Consiglio, il quale in questi mesi ha fatto finta di
credere (ma, essendo un uomo troppo intelligente, ha fatto solo
finta) che il problema fosse risolto con l'uscita dalla maggioranza
dell'Unione di Centro. Tuttavia, non mi interessa discutere di ciò,
perché stiamo parlando agli italiani e stiamo parlando di una crisi
che rischia di essere devastante per il nostro Paese e per gli altri
Paesi europei. Ieri il collega Pezzotta ha spiegato le ragioni nel
merito, io le voglio riprendere.
Signor Presidente, stiamo lasciando sole le famiglie italiane a
combattere la crisi (Applausi dei deputati del gruppo Unione di
Centro). Questo decreto-legge è «acqua fresca»! C'è bisogno di
coraggio. Un esempio: una famiglia con due figli, reddito mensile
netto di 1.200 euro, riceve circa 2 euro al giorno, 50 centesimi a
figlio. Le piccole e medie imprese, che non hanno la cassa
integrazione, sono strozzate dalla crisi economica e dalle banche,
in cui siamo pronti a mettere i soldi pubblici, ma che non sono
certamente pronte a continuare nell'erogazione del credito nella
misura degli ultimi anni.
Le piccole e medie imprese avevano avuto la speranza almeno della
modifica di alcune disposizioni legislative. Noi per le piccole e
medie imprese rispondiamo con la sordità: gli studi di settore non
vengono toccati. Amici e colleghi della Lega Nord Padania, voi nel
2007 avete parlato di sciopero fiscale per gli studi di settore: uno
strumento misuratore del reddito pensato e predisposto in un momento
di espansione economica, ma oggi siamo in recessione e sugli studi
di settore c'è silenzio. Guardate, parliamo tanto del reato di
immigrazione clandestina e tutti sappiamo, che è una bufala (perché,
tra l'altro, sotto il profilo legislativo è una misura che sarà del
tutto inefficace), e non parliamo degli studi di settore. Debbo dire
che l'opposizione in questo dimostra una miopia straordinaria,
perché continuiamo a parlare anche noi che stiamo all'opposizione di
cose inutili mentre dovremmo discutere di quanto riguarda la piccola
e media impresa, l'artigianato, il commercio, gli studi di settore
(Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Italia dei
Valori e di deputati del Partito Democratico)! Oggi non è
accettabile che rimangano così com'è!
Invochiamo un Governo decisionista. Signor Presidente Fini, io
invoco Berlusconi decisionista! Vorrei che il Presidente del
Consiglio, che si vanta di essere decisionista, fosse veramente
tale! Il mio gruppo parlamentare vuole un Presidente del Consiglio e
un Governo decisionisti. Vuole un piano per aggredire la crisi, non
per subirla, come stiamo facendo. Vogliamo un piano per combattere
la crisi, non per rafforzarla e vogliamo un piano che dettagliamo -
mi sia consentito un minimo di sintesi perché abbiamo dieci minuti -
già oggi, come ha fatto ieri Pezzotta. Tre direzioni: famiglie e
ceto medio, precari, opere pubbliche. Vogliamo un piano di
investimenti per le famiglie, 100 euro mensili per il primo figlio,
50 per i secondi a scalare. In totale 6 miliardi di euro, e non
stiamo parlando di cose banali, ma di 6 miliardi di euro per le
famiglie. Ammortizzatori sociali: noi diciamo «sì» alla
flessibilità, diciamo «sì» con Marco Biagi e con coloro che hanno
assecondato il suo lavoro di cui noi siamo idealmente continuatori,
assieme a tanti altri (il Ministro Sacconi da questo punto di vista
ha tutta la nostra stima). Ammortizzatori sociali: la flessibilità
non può coincidere con la precarietà. In questo decreto, 650 milioni
per gli ammortizzatori sociali diventano un miliardo. È
assolutamente insufficiente, perché la crisi si scarica su chi non è
protetto dalla cassa integrazione. Addirittura - bisognerebbe fare
una lunga discussione - per molti versi, poiché i prezzi in questo
momento di recessione sono in frenata, chi ha un reddito fisso
potrebbe paradossalmente anche essere avvantaggiato; ma chi non sarà
avvantaggiato? Coloro che usciranno dal mondo del lavoro, chi non è
protetto dalla cassa integrazione, e magari si tratta di persone con
figli, che si sono appena sposati, e che vengono mandati via dai
posti di lavoro.
Noi proponiamo per gli ammortizzatori sociali due miliardi: opere
pubbliche (pensiamo a Roosevelt e al New Deal dopo la crisi del
1929), un grande piano di opere pubbliche. Approfittiamo della crisi
per investire sul futuro, per ammodernare le scuole che stanno
cadendo, i ponti, le strade, opere pubbliche per 7 miliardi.
«Bene», mi si dirà: «voi proponete 15 miliardi di spese, ma dove si
trovano 15 miliardi di spese?». Devo dire al Ministro Tremonti che
non ci onora della sua presenza ma che farà una conferenza stampa
oggi pomeriggio al Ministero dell'economia, ebbene debbo dire che in
qualche modo ho anche apprezzato il suo comportamento. In tante
circostanze mi sono trovato a criticare il Ministro Tremonti, ma ho
apprezzato la prudenza con cui si è mosso avendo la preoccupazione
dei conti pubblici, dell'Europa e delle aste sui titoli di Stato,
per cui non dico che quello che dice il Ministro Tremonti è
irrilevante, me ne faccio carico. Proponiamo semplicemente una
strada diversa: lui propone di fare poco, quasi nulla, sperando che
la crisi passi, noi proponiamo di fare un grande piano di 15
miliardi offrendo all'Europa in cambio, come condizione
ineliminabile per la nostra credibilità sui mercati finanziari, una
nuova concertazione sociale con il sindacato, una grande
stagione di riforme che «tocchino» non solo le liberalizzazioni, non
solo la pubblica amministrazione.
Ministro Brunetta, la ringrazio di essere presente, è segno della
sua sensibilità. Affettuosamente le voglio dire che non si può
lamentare perché i dipendenti pubblici si vergognano se lei è il
primo a dare ai dipendenti pubblici dei fannulloni. Se lei non usa
quelle generalizzazioni forse neanche i dipendenti pubblici si
vergogneranno (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).
Io credo che sulle liberalizzazioni, sulla pubblica amministrazione,
ma soprattutto sulle pensioni dobbiamo avere coraggio, ci vuole un
grande patto generazionale. Chiedo a voi colleghi: è disposta la
nostra generazione, quella dei cinquantenni e dei sessantenni, a
lavorare un po' di più per dare ai nostri figli ammortizzatori
sociali degni di questo nome? Questa è la grande domanda, a cui non
risponde nessuno dei provvedimenti, noi giriamo attorno a questo
problema. Ieri Filippo Andreatta ha scritto un articolo il cui
titolo era «La crisi che la politica non vede»: è proprio così! Noi
facciamo finta di non vedere la crisi.
Una riforma pensionistica che lasci da parte i lavori usuranti, che
non tocchi i diritti acquisiti, ma che sia il segno di un patto
generazionale in una concertazione con il sindacato a cui lo Stato
deve dare il grande piano per 15 miliardi di investimento, ma a cui
deve anche chiedere un impegno di corresponsabilità. Vorremmo che
non fosse solo, il Governo. Se il Governo avrà questo coraggio, noi,
dall'opposizione, ci saremo.